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Sono cresciuta in una famiglia di donne. La domenica mattina era tutto uno sferragliare di lenzuola, panni da stirare, pranzo da cucinare, e in quella confusione di fumi, forchette e coltelli io continuavo a giocare. Ed eravamo tutte complici, nei sorrisi, nelle marachelle, negli sguardi, nei sogni che rincorrevamo in quei lunghi e afosi pomeriggi d’agosto. Donne in carriera, attrici, cantanti, ci aspettava un futuro glorioso nelle nostre trecce e sulle nostre scrivanie, quegli anfratti di carattere e personalità costruiti con ninnoli di ogni tipo. Forti, sicure, indipendenti: così ci era stato insegnato di essere, anche se poi prima di addormentarci le mani si cercavano e i letti si univano per sconfiggere tutte insieme la notte buia. 

Una donna violata è una speranza che si spegne, è la ferita più profonda che una società civile possa mai rimarginare. È l’ennesima sconfitta dell’occidente e delle sue democrazie. È  l’ennesimo fallimento di un sistema che continua ad adoperare il linguaggio della violenza e dell’alienazione. Quella solitudine in cui le donne rapite, violentate, picchiate, umiliate vengono spinte perché storie losche e barbare come queste continuino a essere fatti di cronaca marginali su cui soffermarsi poco o nulla. Perché storie come queste continuino ad apparire un affare privato, familiare. Non c’è amore in una mano alzata, non c’è rispetto in un livido, non c’è famiglia in un silenzio di paura. Quante ancora dovranno essere le vittime, e per quanto tempo ancora copriremo i crimini dei carnefici? Per quanto tempo ancora dovremo lottare perché questa società malsana e maschilista sovverta la sua piramide facendo scivolare in basso uomini vili e meschini? Un occidente civile, evoluto, fondato sulle grandi rivoluzioni della libertà e dell’uguaglianza permette che le sue donne siano private di possibilità e aspettative, escludendole dai luoghi del potere, minimizzando sulle violenze verbali, fisiche, mediatiche, politiche a cui tutte noi, in una misura o nell’altra, siamo sottoposte. Cosa abbiamo da insegnare all’oriente dei burka se le nostre donne sono prigioniere, tanto quanto le nostre sorelle afghane o mussulmane, della nudità a tutti i costi? Puttane o insegnanti, lo Stato, qualora ce ne sia uno in questo Paese, non tutela nessuna di noi. Lo Stato non tutela le donne che scelgono la prostituzione né quelle vendute dai più miserabili. Lo Stato non tutela le madri. Lo Stato non tutela le lavoratrici. Lo Stato non ascolta le cittadine. Lo Stato non tutela le artiste. Lo Stato non tutela le figlie di immigrati di seconda generazione non concedendo loro la cittadinanza italiana. Lo Stato non tutela le donne anziane. Lo Stato non tutela le bambine vittime di pedofilia. Lo Stato non tutela tutte quelle donne il cui futuro viene messo in discussione per una discriminazione sessuale.

Molto spesso si pensa che la società civile abbia combattuto il razzismo giungendo a forme mature di tolleranza e integrazione. Non credo che sia così. Vedo razzismo tutti i giorni. Lo vedo negli occhi delle donne a cui non viene riconosciuto un posto di lavoro dignitoso pari a quello dei colleghi maschi. Lo vedo negli occhi delle donne che cercano di dar voce alla propria intelligenza e alle proprie capacità. Lo vedo negli occhi delle mogli umiliate nei loro compiti di madri e di compagne. Lo vedo negli occhi delle tante ragazze costrette a una scollatura in più o a un tacco alto. Lo vedo negli occhi di chi come me continua ad abbattere muri e cliché rivendicando il ruolo fondamentale e attivo delle donne nella società come individui, intellettuali, ingegneri, medici, ricercatori, insegnanti, professionisti, artisti, musicisti. Siamo guerrieri con animi gentili, per questo siamo temute. Sono certa che una società equilibrata nella presenza di donne e uomini al comando sarebbe meno disturbata, più giusta ed equa. Non siamo quote rosa, siamo tutti i colori dell’arcobaleno. Non siamo una minoranza, siamo le pepite più preziose che la terra arida possa donare. Violare una donna è come abbattere un muro che poi si ricostruirà. Inutile, distruttivo, violento, ma mai definitivo. 

Petizione MAI PIU’ COMPLICI. Firma anche tu.

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2012N24060

Foto&articolo di Federica Piacentini

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  2. postato da federicapiacentini